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PIPPO BUONO

Chiamato così dal popolo cristiano per la sua naturale allegrezza e bontà

Pippo Buono: ragazzo fiorentino

San Filippo neri nacque a Firenze nel 1515. Il babbo si chiamava Francesco, la mamma Lucrezia. Lucrezia morì nel 1520, dopo la nascita del quarto figlio. Francesco sposò allora una “seconda mamma” per i suoi figli: Alessandra, di carattere allegro e gioviale. Firenze era tutta bella e armoniosa. Molte case erano più basse di come sono ora e su di esse spiccavano la Mole e la Cupola di Santa Maria del Fiore e il Palazzo della Signoria, la cui torre sembrava arrivare fino alle nuvole. La simpatia rimase una caratteristica per tutta la vita di Filippo. Filippo nel 1532, a diciotto anni, lasciò Firenze in cerca di fortuna. Arrivò a San Germano, ai piedi della grande Abbazia di Montecassino, da uno zio commerciante e vi si fermò per poco tempo.

Roma: Nuova patria

Poi partì alla volta di Roma, che diventò la sua vera patria. Roma non era grande come ora. Ampie distese entro la cinta delle mura erano quasi del tutto disabitate.

Roma contava appena 50.000 abitanti. L’aspetto complessivo, più che riuscire piacevole era deprimente. La città doveva ancora riaversi dagli effetti del saccheggio dei Lanzichenecchi, avvenuto nel 1527.

Il saccheggio durò otto giorni e lasciò desolazione, malattie, degrado ed estrema povertà nel popolo. Malgrado questa grande sciagura, per Filippo, Roma era sempre l’incantevole Città della Fede.

Filippo: L’amico di tutti

A Roma, dieci anni prima dell’arrivo dei Lanzichenecchi, era stato fondato l’Oratorio del Divino Amore che aveva lo scopo di far vivere, a quanti vi appartenevano, la virtù della carità con le opere di Misericordia. Ad esso si ispirò San Filippo per le sue opere. In modo particolare veniva promossa l’assistenza ai poveri ammalati negli ospedali. Filippo prese alloggio presso un amico fiorentino a i primi tempi condusse una vita semplice ed insolita. Una sua devozione preferita fu la visita alle sette chiese: San Pietro, San Paolo, San Sebastiano, San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo, Santa Maria Maggiore. Vi impiegava circa 8 ore. Si intratteneva a lungo a pregare. Un luogo preferito per la preghiera erano anche le Catacombe di San Sebastiano. Di solito vi andava di notte.

Due anni dopo il suo arrivo a Roma, studiò Teologia e Filosofia, ma senza pensare al Sacerdozio, solo “per meglio comprendere le cose divine”.

Filippo: Sacerdote di tutti

Cominciò a sentire sempre più forte nel suo cuore il desiderio di dedicarsi totalmente all’apostolato e conquistare le anime a Dio. Pensava di rimanere nel suo stato laicale, seguendo l’esempio di San Francesco d’Assisi. Per 18 anni fu un esemplare e gioioso apostolo laico. Poi il suo confessore lo convinse a ricevere l’Ordine Sacro.

Gli ordini minori gli furono conferiti uno dopo l’altro con insolita rapidità. A quel tempo non c’erano ancora i Seminari per una preparazione specifica al sacerdozio. Nel Sabato Santo 1551 fu consacrato Diacono nella Basilica di San Giovanni in Laterano e il 23 maggio fu consacrato Sacerdote a 36 anni.

Padre Filippo: Confessore e Direttore spirituale

Si dedicò con amore al ministero spirituale delle Confessioni nella chiesa di San Girolamo della Carità. Dal giorno dell’ordinazione fino a quello della morte, Filippo fu soprattutto un confessore. Con le confessioni cominciò anche a svolgere riunioni spirituali formative come completamento delle confessioni.

Alle conversazioni spirituali seguivano delle passeggiate, spesso cantando lungo la via. La sua opera fu diretta quasi esclusivamente agli uomini. Al termine di ogni incontro di formazione e preghiera si cominciò a svolgere un intrattenimento musicale. Da tali esecuzioni si sviluppò la forza dell’Oratorio. San Filippo ha quindi anche una particolare importanza nella storia della musica sacra. Il più noto musicista, seguace di San Filippo, fu Pierluigi da Palestrina (1525 – 1594), direttore della Cappella musicale di San Pietro.

L’Oratorio: Nuova famiglia spirituale

La soffitta di San Girolamo fu la prima sede dell’Oratorio dal 1555 al 1558. Ma crescendo il numero dei partecipanti, si rese necessario un luogo più ampio e un programma più preciso.

Nel 1553 iniziarono i Pellegrinaggi festosi e allegri: la visita alle sette chiese. Vi partecipavano moltissimi uomini. Dopo la visita a San Pietro e San Paolo dove Filippo rivolgeva una esortazione spirituale, veniva celebrata la S. Messa a San Sebastiano, nella quale la maggior parte dei pellegrini riceveva la S. Comunione. Dopo la sosta all’aperto per il pranzo proseguivano per la visita alle altre quattro chiese, sempre accompagnati dai musici che rallegravano le varie tappe del cammino.

Cesare Baronio: La nascita di uno storico

Tra i più noti discepoli di San Filippo ci fu Cesare Baronio (1538-1607), padre della Storia della Chiesa. Era giunto a Roma dal natìo Abruzzo nel 1557. Filippo lo accolse nell’Oratorio e lo incaricò di tenere un discorso quotidiano sulla storia della Chiesa. Da questo incarico speciale nacquero i poderosi volumi degli “Annali della Chiesa”, opera monumentale che gli procurò fama e onori.

Il Baronio era molto umile e non li desiderava. Nella prefazione all’opera aveva scritto: “Ch’io abbia potuto scrivere gli Annali è di per se stesso, lo so, interamente un dono di Dio. A Lui dunque vada tutta la gloria e a me l’umiliazione”. Fu nominato Cardinale dal Papa Clemente VIII, ma dopo poco tempo rinunciò a questo onore, per ritornare semplice padre oratoriano. Il suo motto spirituale era. “OBOEDIENTIA et PAX”, obbedienza e pace. Ripeteva queste parole ogni volta che entrava in San Pietro e baciava i piedi della statua in bronzo del primo papa.

Papa Giovanni XXIII nel suo stemma e nel suo programma di vita riprese queste due parole di Cesare Baronio.

San Giovanni: La chiesa dei Fiorentini

Ai primi di settembre del 1563 Filippo si ammalò gravemente ma riuscì a guarire. Lo attendevano altri anni di vita ancora più operosi. Una grande amicizia e una sicura protezione Filippo la trovò in San Carlo Borromeo (1538-1584), Arcivescovo di Milano, nipote del Papa PIO IV. Gli ammiratori di Filippo diventarono sempre più numerosi e affezionati. Ne è la prova l’invito della cospicua Comunità fiorentina, presente a Roma, a prendere in consegna l’importante Chiesa che essa possedeva: San Giovanni dei Fiorentini.

La bella chiesa, poco lontano da San Pietro, era stata disegnata da Michelangelo. Senza lasciare l’Oratorio, nel 1564, Filippo divenne Rettore della chiesa dei Fiorentini e la guidò con i suoi sacerdoti. In questo incarico durò 13 anni senza andarvi ad abitare. Questa circostanza e questo nuovo impegno convinsero Filippo a fondare una nuova Congregazione: la Congregazione Religiosa dell’Oratorio.

Fondazione della Congregazione

Nel 1577 il Padre Filippo lasciò l’incarico di San Giovanni dei Fiorentini ed ebbe dal Papa assegnata la chiesa di Santa Maria in Vallicella. Ampliò la chiesa e la fece tutta nuova insieme alla casa per i Padri Oratoriani. Nel 1578 i filippini sono tutti nella Vallicella. La “Chiesa nuova” divenne un faro di spiritualità che illumina tutta la città di Roma di quel tempo. E’ punto di riferimento per: Santi, Papi, nobili, devoti, poveri, musicisti, medici, popolani…

San Filippo Neri soleva die ai suoi discepoli: “Voglio che non facciate mai peccati ma che siate sempre gioiosi e lieti di cuore”. La letizia fa la caratteristica della sua spiritualità. In modo particolare si dedicò al ministero delle Confessioni e alla direzione spirituale. Era sempre disponibile per questo ministero giorno e notte. Era agli ordini di tutta Roma. Già in vita il popolo lo considerava Santo.

Padre Filippo: Santo Apostolo di Roma

Fu chiamato l’apostolo di Roma. Per più di sessanta anni non la lasciò mai. Durante la sua vita a Roma ricordò ben 11 Papi. Rifiutò la porpora cardinalizia che gli era stata tante volte proposta. Ludovico Pastor dice nella sua grande “Storia dei Papi”: “Il suo apostolato si estendeva dal Papa all’ultimo monellaccio”.

Si faceva chiamare volentieri “Padre” e lo fu veramente per tutti. Fu un grande maestro spirituale, un esperto educatore di coscienze, un confessore santo e illuminato. Fu tanto devoto della Madonna. Morì nella notte tra il 25 e il 26 maggio del 1595. Il 25 maggio 1615 fu proclamato Beato. Il 12 marzo del 1622 fu proclamato Santo.

Roma lo riconosce come suo protettore e ogni anno, il 26 maggio, l’amministrazione comunale offre un calice votivo che viene deposto sul suo altare alla Vallicella come segno di venerazione e riconoscenza.

Ricordo del Papa Giovanni Paolo II

Il Santo Padre Giovanni Paolo II durante l’omelia che tenne a Roma nella “Chiesa Nuova” il 26 maggio 1979, festa di San Filippo Neri, ad una assemblea di carattere internazionale, presenti dei pellegrini e tutti i delegati della Congregazione dell’Oratorio, così ricordò il nostro Santo: “… Voi sapete che nel periodo di permanenza romana, dal 1534 quando giunse ignoto e povero pellegrino, fino al 1595, anno della beata morte, San Filippo Neri ebbe un vivissimo amore per Roma. Per Roma egli visse, lavorò, studiò, pregò, amò, morì! Roma egli ebbe nella mente, nel cuore, nelle sue preoccupazioni nei suoi progetti, nelle sue istituzioni, nelle sue gioie e anche nei suoi dolori!

Per Roma San Filippo fu uomo di cultura e di carità, di studio e di organizzazione, di insegnamento e di preghiera. Per Roma fu sacerdote santo, infaticabile confessore, educatore ingegnoso e amico di tutti, ed in special modo fu consigliere esperto e delicato direttore di coscienze. A lui ricorsero Papi, Cardinali, Vescovi e sacerdoti, principi e politici, religiosi ed artisti.